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Chicchi di Lampadina
Aleenchain's writing journal
HXH - The place that you have come to fear the most 
17th-Jan-2009 10:43 pm
night from a window


Title: The place that you have come to fear the most
Written and beta-read by:[info]aleenchain
Fandom: Hunter x Hunter. I OVA and the first two ep of II OVA
Language: Italian
Words: 1029
Rating: PG
Genre: introspective, angst, Leolio's POV
Disclaimers: I don't own HxH. Title from Dashboard Confessional's song “The Places You Have Come To Fear The Most".

Note: Questa fic è stata ispirata dal I OVA di Hunter x Hunter, più le 2 puntate iniziali del II OVA, con cui si conclude definitivamente l’arco di Kurapika e il Ragno a York Shin (per chi non l’avesse visto, è angst da far paura). Come “Supposed to be”, anche questa fic é basata strettamente sulla voce originale di Kurapika, per cui omaggi alla bravissima doppiatrice Kaeda Yuki, che ammiro moltissimo, ma spero vivamente di non dover scrivere una fic per ogni personaggio doppiato da lei.



 

Lungo il tragitto per giungere all’aeroporto di York Shin, dove Kurapika e Senritsu si sarebbero ricongiunti alla famiglia Nostrand, restarono tutti in silenzio. Leolio guidava, concentrato, salvo lanciare di tanto in tanto un’occhiata preoccupata nello specchietto retrovisore. Senritsu, seduta al suo fianco, era assorta nell’ascolto di chissà quale melodia segreta. Kurapika, seduto nel sedile dietro, teneva gli occhi chiusi, e respirava piano: tutto nella sua postura, dalle mani raccolte in grembo fino alla lieve curva del collo, suggeriva una grande stanchezza. I tre giorni di febbre alta e deliri, per non parlare di chissà quante precedenti notti insonni, avevano spossato seriamente il fisico del ragazzo, e l’uso prolungato del Nen aveva aggravato tutto. La tensione e la rabbia per gli ultimi avvenimenti poi, lo avevano a poco a poco inaridito: la sua voce aveva ancora un tono controllato e dolcemente cortese, ma questo non bastava a nascondere quella nota dura, amara, profondamente esausta, che Leolio ormai riusciva a sentire solamente guardandolo. Preferiva così: sentirla dal vivo era troppo doloroso.

“Non ci inseguiranno.”

“Lo so.”

“Allora perché continui a controllare?”

“Non si sa mai.”

non sto cercando loro, e tu lo sai.

Gon li aveva avvertiti che per ora il Ragno non intendeva vendicarsi: per un qualche meccanismo di “ritorno del Nen”, se avessero ucciso Kurapika, il suo Nen non si sarebbe estinto con lui, ma avrebbe continuato a cacciare gli assassini, guidato dall’odio e dal desiderio di vendetta. Quando Kurapika ne era stato informato, una volta tornato in sé, non era sembrato per nulla stupito dalla notizia, ma i suoi occhi si erano incupiti ancora di più. Leolio si chiese di nuovo cosa il ragazzo aveva visto, mentre si contorceva in preda ai deliri della febbre; ricordava di averlo chiamato a gran voce, paura e preoccupazione improvvisamente troppo intense da sopportare. Per un attimo Kurapika lo aveva riconosciuto, o così gli sembrava: aveva cercato di alzarsi e aveva tenuto gli occhi fissi su di lui - i suoi occhi così grandi, così azzurri e così disperati - prima di ricadere pesantemente sul futon, nuovamente in preda ai suoi fantasmi. Ma lo stadio successivo della “malattia” era stato ancora peggio: seduto nell’angolo, perfettamente immobile, sempre con quegli occhi spalancati che si muovevano per la stanza senza fissarsi su nulla, ripetendo senza sosta un dialogo compreso solo da lui… non gli era mai sembrato così inavvicinabile come in quel momento. E quando, dopo essere stato finalmente vinto dal sonno, si era risvegliato, il suo primo pensiero era stato quello di mettersi in contatto con i Nostrand per raggiungerli il prima possibile. Non una parola di spiegazione, non una richiesta di conforto. Solo poche frasi cortesi, qualcosa tipo “mi scuso per avervi dato questo fastidio” e “è davvero imperdonabile che io abbia dormito così a lungo”.
Leolio non ci aveva visto più.
Per un momento aveva avuto l’impulso di colpirlo, di scuoterlo più forte che poteva, di fare qualsiasi cosa per disperdere quella massa vischiosa di formalità con cui l’altro ricopriva (quasi) ogni suo gesto, (quasi) ogni sua parola. Ciò che lo aveva fermato, che lo aveva pregato di fermarsi, era stato il non detto nella voce del ragazzo: quella nota dura, amara, profondamente esausta, che da quel momento era sembrata risuonare ogni volta che gli era vicino.

Resta lì. Va tutto bene. Non devo andare in pezzi. Non avvicinarti.

Non si era avvicinato.

Mentre aspettava che il semaforo diventasse verde, Leolio lanciò una nuova occhiata nello specchietto retrovisore. Ripensò a quel pomeriggio al parco, quando si erano finalmente riuniti, tutti e quattro. Alla sua espressione quando aveva visto la chiamata sul cellulare, allo sguardo che si erano scambiati. Alla sua voce quando gli aveva risposto “Leolio”, alla luce e al calore che trapelavano da essa. Alla sua risata, e alla sorpresa di sentirsi ridere, come se non gli fosse successo da tanto tempo.

Solo quel momento, ma era bastato a dargli la certezza che poteva avvicinarsi, che ne aveva il permesso.

Distolse lo sguardo, e si concentrò nuovamente sulla strada.

Dopo poche ore, il messaggio di Hisoka era arrivato, e Leolio aveva potuto vedere fin dove una persona riesce a distruggere se stessa, e come non possa farne a meno. Aveva sentito quella voce riempirsi d’ira, svuotarsi facendo trapelare solo un freddo calcolo, gonfiarsi di dolore trattenuto, per poi scolorirsi fino a diventare neutra, quasi (troppo) professionale, come quella di una guida turistica, ma senza la finta allegria di facciata. E così anche i suoi occhi, e il suo viso. Quello che era rimasto, Leolio lo percepiva, bastava solamente ad andare avanti. Non c’era tempo per lasciarlo avvicinare, non c’era forza. Peggio, Kurapika non avrebbe resistito. E non glielo avrebbe mai perdonato: non gli avrebbe mai perdonato di aver distrutto quel poco che gli consentiva di continuare la sua ricerca.

lo sai cosa significa questo?
significa restare a guardarti mentre ti distruggi, e non poter fare niente. significa aiutarti a distruggerti.

eppure Gon si è avvicinato. Glielo hai lasciato fare.

………e va bene. Rimango nel posto dove mi vuoi tu.


Nonostante il traffico, riuscirono ad arrivare all’aeroporto con un po’ d’anticipo. Una volta sbrigata la burocrazia, ebbero quindi tutto il tempo di salutarsi; Senritsu era tra loro, che li osservava, o meglio, che li ascoltava. Leolio si ritrovò così a sentire ancora quella voce, ad annuire a quei formalismi. Lo guardò per tutto il tempo. Aspettò per tutto il tempo. Ma il non detto di quella voce continuava a risuonare identico.

“Leolio. Sto per partire ormai.”

“Ah.”
non è questo che devo dirti.

“Saluta Gon e Killua per me. Adesso ogni minuto libero è prezioso per il loro allenamento.”

“… Ah.”
non è questo che voglio dirti.

Un attimo di silenzio, poi un’alzata di spalle.
ma non posso fermarti, e so che tu non ti fermerai per me.

“A presto, Kurapika.”
***
Poco più tardi, Leolio era di nuovo nel loro nascondiglio. Si fermò per un momento sulla soglia di quella stanza ormai vuota. Prima di allontanarsi, Kurapika gli aveva rivolto quel piccolo sorriso, grato, e i suoi occhi si erano schiariti un poco.

stai tranquillo, te l’ho detto. Rimango nel posto dove mi vuoi tu.

Chiuse la porta dietro di sé.

FINE
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